Il Mondo del Dr. Pianale

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Posts Tagged ‘Maleducazione’

Scene di ordinaria follia stradale

Posted by Dr. Pianale su 6 ottobre 2012

“Io svolto lo stesso anche senza strada”

no comment sul personaggio che è riuscito a fare questo piuttosto che fare il giro dell’isolato per prendere il cavalcavia

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Isolati

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Milano – Incidente (con feriti) linea 84

Posted by Dr. Pianale su 14 dicembre 2011

Milano – Incidente (con feriti) linea 84 – 14/12/2011

Per quanto una persona si sforzi di sfuggire alla prepotenza e irresponsabilità altrui usando sempre il (grosso) mezzo pubblico e non la (piccola) auto personale, non c’è speranza…l’irresponsabile che ti mette in pericolo lo si troverà sempre.

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Stamattina a Milano, viale Puglie verso Piazza Cuoco, mi trovavo bello tranquillo seduto anteriormente sulla sinistra dell’84 che per fortuna non era piena ed erano quasi tutti regolarmente seduti.

Pioggia leggera, solito traffico perché 400 metri più avanti c’è un semaforo e le auto erano già ferme incolonnate.

Ad un certo punto il mio “occhio da automobilista” si accorge che c’è un furgone bianco che sta sorpassando la mia 84 come se fossimo in autostrada o ci fosse qualcuno in pericolo di vita o fosse un onta da lavare con il sangue di stare dietro al mezzo pubblico…

Il tempo di pensare, guardando alla mia sinistra: “ma dove pensa di andare questo qui?” che mi accorgo che davanti a lui NON ce lo spazio per fermarsi in tempo…e come me ne accorgo io se ne accorge pure lui, che in colpo di genio rientra di colpo sulla destra chiudendo la distanza di sicurezza che l’autobus lasciava con l’auto davanti.

Il furgone ci ha inchiodato davanti e ho capito subito che si metteva male…molto male.

L’autista ha urlato “TENETEVI!” e ha pestato anche lui sul freno… ma le reazioni di un autobus urbano sono lente. Io ho avvertito l’inizio della frenata immediata, ma prima che ci fosse un reale rallentamento mi sembrava che fosse passato un lasso di tempo interminabile.

Ovviamente non è servito quasi a nulla, io ho appoggiato le braccia alla paratia davanti a me (quella che divide l’autista dall’abitacolo) e ho aspettato l’urto…

BOOM

Ho visto fisicamente la bassa traversa anteriore che si rialzava a livello dei piedi dell’autista (sopra il telaio sono fatti di plastica e lamiera) , il vetro anteriore andare in frantumi e le (poche) persone in piedi cadere in avanti..e tutto questo “condito” da un rumore assordante decisamente poco piacevole…

Ho visto anche il furgone bianco, spinto in avanti, che centrava le auto davanti a lui (la 500 che si vede nella foto qui sotto e una Classe A che avevo di fianco quando ho scattato)

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Poi il silenzio a bordo per un secondo… e l’autista che chiede se qualcuno s’è fatto male e poi schiaccia subito il tasto dell’incidente con feriti.

Alla fine è andata bene e poteva andare peggio se ci fossero stati più passeggeri in piedi: una ragazza era caduta e aveva picchiato la faccia per terra, un altra un ginocchio fuori posto e una signora anziana ha avuto il danno più strano: regolarmente seduta, ma nei posti in cui ci si siede frontalmente all’altro passeggero…è scivolata in avanti e ha picchiato anche lei il ginocchio contro lo spigolo del sedile di fronte a lei.

Io non mi sono fatto niente, però la scena non è stata bella: vedere la gente che stava male e avere capito tutto di quanto fosse stato irresponsabile chi ha causato l’incidente con la sua manovra sconsiderata mi ha “caricato”.

Come se fosse la mia auto sono andato di fianco all’autista del furgone bianco "(seduto bello tranquillo, ma scendere e vedere cosa era successo agli altri coinvolti no?) a dirgli:

“Ma si rende conto di quello che ha combinato?”

—– si volta e mi guarda come fossi un alieno comparso dal nulla

“ma era proprio così necessario fare quella manovra e creare tutto sto casino? lo sa che c’è gente ferita a bordo?”

“Ma non mi rompere!!!”

“Complimenti… lei si meritava che tagliasse la strada a un TIR, e poi vediamo se riusciva a dire le stesse cose quando la portava via qualcosa di più grosso dell’84…”

A questo punto me ne vado… perché ci mancava pure la rissa…

E mentre mi avvio verso l’ufficio chiamo mia moglie (abitiamo sopra il luogo dell’incidente) che mi dice di aver sentito il botto.

Dentro di me un tarlo… ma non è che sto povero autista, visto la dinamica “fotografica” dell’incidente, passa totalmente dalla parte del torto e quello che gli ha invaso la corsia finirà per avere ragione?

Richiamo la moglie dicendo di andare lei a chiedere se hanno bisogno della mia testimonianza…. ero già sulla filovia verso l’ufficio quando mi lei mi passa l’autista che mi prega di tornare e mi ringrazia tanto.

Morale…io torno e di tutta la gente che c’era, tolte le tre persone portate via con l’ambulanza, solo io e un’altra ragazza lasciamo i dati e deposizione al controllo ATM (che poi la passeranno ai vigili)

Ma che mondo di merda però Triste

Ciliegina (amara) sulla torta: mentre spiego la dinamica ho raccontato anche di quello che ho detto all’autista del furgone bianco e lui ha detto a me…

L’uomo ATM mi fa: “Ma era italiano?”

“Si”

“Guardi che l’è andata bene così allora… la prossima volta non lo faccia più, lei non si immagina neanche con che gente ci troviamo ad avere a che fare in questi casi…”.

 

Adesso hanno i miei dati e la mia deposizione, mi richiameranno e scriverò le prossime “puntate”

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Sindrome del Parcheggio Solitario

Posted by Dr. Pianale su 28 gennaio 2011

Sindrome del Parcheggio Solitario

Questo post è dedicato tutti quelli che quando lasciano la macchina in strada o in un grosso parcheggio (centri commerciali, ecc., ecc.) scelgono VOLUTAMENTE il posto più solitario nei punti più lontani e liberi da altre auto per evitare di tornare e trovarsi portierate, sfrisi, segni sulla carrozzeria, bozzi, ecc., ecc.… cioè fanno di tutto per non venire a contatto (fisico) con il menefreghismo e la maleducazione altrui.

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Insomma, per tutti quelli per cui la situazione ideale di parcheggio della propria auto sarebbero queste:

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Fusione 20160426_185303

Parcheggio 1

Poi però quando tornano alla loro auto (in questo caso la mia Peugeot 306 grigia che era sola quando l’avevo parcheggiata APPOSTA più lontano) si trovano in questa situazione e si pongono delle domande sull”intelligenza” del prossimo, domande che rimangono senza risposta…

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Nuova puntata: ho messo la 306 in un parcheggio semideserto a Bormio e quando sono arrivato non c’era nessuno, al mio ritorno non c’era ancora nessuno, TRANNE il Cayenne nero…

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… adesso qualcuno mi spiega perché una persona SENZIENTE e dotata di cervello con dentro dei neuroni funzionanti deve fare un parcheggio del genere, rendendosi pure difficile la discesa a se stesso, quando intorno è TUTTO vuoto?

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In questo caso ho avuto la “fortuna” di incrociare il *geniale* proprietario che, accortosi che lo stavo guardando malissimo mentre stava per andare via e stava facendo fatica a salire data la limitata apertura delle porta, mi ha candidamente detto “ehh…non sapevo dove metterla…” Basito

No Words…. Nauseato

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Nuovo GGenio all’opera… parcheggio attentamente la 306 in modo da lasciare un corretto spazio alla mia sinistra (destra nella foto) per scendere comodamente e non dare fastidio alla Focus messa ben centrata che non si vede più nella foto. Andiamo a mangiare, la Focus va via e al suo posto parcheggia il “soggetto” in questione e al mio ritorno la situazione era questa. Io non sto neppure più a chiedermi se la sua scatola cranica contiene neuroni e se fossero attivi durante la manovra di parcheggio (è un domanda dalla risposta scontata), mi chiedo come ha fatto a scendere????

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Un altro GGGGenio che se ne frega del prossimo (pure questo con il SUV bianco come quello di sopra)

Parcheggio la mia con dietro una Smart ForFour (quella a 5 porte), quando torno la Smart non c’è più e al suo posto si è “incastrata” una Touareg a questa distanza (LOL) dal mio paraurti

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Si potrà obiettare che ha se lo spazio era poco non c’era possibilità di fare altrimenti e anche dietro era appiccicato… no.

Il coglione è riuscito a farci stare il furgone (fa anche rima…), poi quando più o meno era entrato nelle righe (LOL 2) mica s’è preoccupato di “bilanciare” la sua posizione per rendere facile uscire dal parcheggio agli altri, si vede bene che la macchina scura dietro di lui era molto distante… che gliene frega del prossimo a gente così?

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Per fortuna, come si vede nella terza foto, io avevo parcheggiato bene lasciando uno spazio corretto sia davanti che dietro e sono uscito…altrimenti ero bloccato

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Ma era proprio così strettamente necessario venirmi così vicino “a portiera” ( far fatica a scendere) quando sulla destra dell’Audi c’era lo spazio libero per parcheggiare un camion?

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Parcheggio 6

Agosto, Milano… via libera e possibilità assoluta di parcheggiare dove si vuole. Era proprio così necessario mettersi così “a paraurti” della mia che era già ferma?

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SUV: strumento di sopraffazione di massa

Posted by Dr. Pianale su 26 marzo 2010

SUV: strumento di sopraffazione di massa

SUV: Un attentato alla razionalità aerodinamica

SUV: Rivoluzione in arrivo per i crash test

SUV: Perché sono più pericolosi di un auto corrispondente

 

In questo video assolutamente da non perdere si può vedere che le caratteristiche costruttive di un’automobile o di un MonoVolume sono profondamente diverse da quelle di un 4×4 o SUV a prescindere da qualsiasi dimensione o peso abbiano tali veicoli. L’altezza del pianale dalla strada nei SUV, quindi la zona di assorbimento d’urto, è più alta e NON compatibile con quella degli altri veicoli “normali” (ed è sostanzialmente identica fra berline e MV). Quindi, in caso di incidente il SUV, impatta le altre automobili una zona del veicolo che NON é stata progettata per assorbire urti e disperderne l’energia arrecando gran danno ai passeggeri dell’automobile. Quindi non ha assolutamente senso la tesi “difensiva” dei guidatori di SUV o 4×4 che esistono auto normali più grandi e pesanti delle loro. Di fatto un piccolo SUV o 4×4 “alto” potrebbe fare un grosso danno a una grossa berlina di altezza “normale”.

SUV: quando il proprietario sprovveduto si illude di avere un mezzo più sicuro sulla neve

Un Appello Accorato

SUV: Scene di ordinaria maleducazione

 
Molti proprietari di SUV parcheggiano sul marciapiede approfittando dell’altezza del loro veicolo. Quando gli si fa notare la loro maleducazione nel farlo si “difendono” dicendo che tutti parcheggiano sul marciapiede ed è una cosa diffusa a prescindere dal mezzo usato. Vero, peccato che tali proprietari si “dimenticano” che il loro veicolo è sensibilmente più largo di un’automobile prettamente cittadina e quindi gli effetti sui passanti sono differenti
 
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Parcheggiando sul marciapiede un SUV una persona con un passeggino o in carrozzina perché disabile, non ci passa

 

 

 

 

 

 

 

 

 

DSCF0001Mentre, nella stessa situazione, un veicolo più piccolo o di larghezza normale, crea meno problemi

 

 

 

 

 

 

 

 

 


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Parcheggi “Creativi”

Posted by Dr. Pianale su 19 marzo 2010

Parcheggi Incivili

 

SEZIONE: "Io credevo di avere una Smart…"

 
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SEZIONE: passo carraio, strisce e  segnaletica

 
 
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SEZIONE: "Io qui non posso entrare"

 
(zona pedonale di Corso Vittorio Emanuele a Milano)
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SEZIONE: "Gli apposti spazi servono per il parcheggio (degli ALTRI)"

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SEZIONE "Ho preso il SUV perché mi serve (per parcheggiare sui marciapiedi)

 
 
 
 
 
 
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SEZIONE: "IO il parcheggio l’ho trovato (e chi se ne frega del prossimo se non passa)

 
 
 
 
 
 
 
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SEZIONE: “Io ho la moto e non disturbo nessuno”

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SEZIONE: Disabili (mentali)

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SEZIONE: "La Legge sono IO"

 
La Legge sono IO
 

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La parabola del Coltello e della Sega

Posted by Dr. Pianale su 24 marzo 2009

C’era una volta in un paese lontano una ridente vallata e un paese felice fatto di gente laboriosa e in pace con se stessa e la natura.
In questo ridente luogo tutte le famiglie possedevano dei coltelli: la maggioranza da cucina e come posate per mangiare e se ne stavano nella credenza pronto all’uso. Qualche poco di buono con il coltello ci andava in giro.
Al limitar del bosco solo il falegname e il boscaiolo o chi faceva un lavoro simile aveva anche una grossa sega che teneva nel capanno degli attrezzi.
Nessuno si sarebbe mai lontanamente immaginato di usare la sega a tavola o di tenerla alla cintola.
Una sera il vecchio maniscalco del paese, quello che faceva più cose da più tempo, guardando i suoi denari si scervellò per trovare un modo di farne di più e pensò:
– "In questo paese tutti hanno un coltello e pochi una sega, ma io ci guadagno di più a fare seghe! Come posso fare a vendere le seghe come coltelli?" e ci dormì su.
Provò a vendere le sue seghe, ma nessuno le comprò non sapendone cosa fare.
Avvilito dalla mancanza di interesse provò a portare una sega allo scemo del villaggio, l’unico che forse l’avrebbe accettata, e gli disse:
– "Fatti vedere in giro che mangi con questa bella sega!"
Lo scemo lo guardò con compatimento, ma unico fra tutti, prese la sega e se né andò via.
L’anziano maniscalco tornò a casa sconsolato e vide tutti quei pezzi di metallo che aveva già acquistato per farne seghe, se non trovava il modo di venderle sarebbe stata la rovina!
Disperato provò un altro modo. In fondo lui era il più rispettato maniscalco del villaggio, non il primo qualsiasi!
Un giorno venne da lui per comprare coltelli il Borgomastro del villaggio…lui gli diede i coltelli e gli diede in dono una sega…
Il Borgomastro chiese: " E cosa me ne faccio?"
– "Ho sentito che in paesi lontani al di là del mare usano le seghe a tavola, e sono tutti ricchi e pasciuti!" disse il maniscalco
Dubbioso il capo del villaggio tornò a casa dalla moglie e gli fece vedere la sega e gli disse di usarla in cucina.
Si aspettava una sonora risata, ma la moglie, contenta gli disse: "Siiii, così almeno ci distingueremo da quella smorfiosa della moglie del Dottore e dal Capo della Milizia che si credono chissà chi!"
Subito ostentarono a tutti l’uso della sega per tagliare il pane o la carne.
Immediatamente il Capo della Milizia e il Dottore del villaggio andarono anche loro dal maniscalco a chiedere una sega, e cominciarono ad usarla in cucina.
Era massima soddisfazione per le mogli di queste persone importanti del villaggio usare la sega in giro, addirittura accompagnavano i bambini a scuola con la sega e si facevano ben vedere che la usavano per preparare la
merenda per i piccini.
Di colpo quasi tutte le comari e i villici volevano anche loro la loro bella sega da usare in cucina e per portarla in giro, ma il primo a correre dal maniscalco a ringraziarlo per la sega ricevuta in dono fu lo scemo del villaggio.
Adesso che lui aveva la sega prima degli altri, tutti lo guardavano con rispetto e ammirazione.
Altri maniscalchi fiutarono l’affare e l’invidia dei concittadini dalla mente più semplice e cominciarono a fare seghe da cucina, qualcuno le fece pure meglio che sembravano quasi dei coltelli, altri più grosse , qualcuno più piccole.
Certo… usare una sega in cucina non era facile, nelle credenze non c’era posto e molti sacrificarono le altre posate, era più facile far male agli altri commensali usando una sega sul tavolo, piuttosto che un coltello da
cucina, per tagliare il pane o la carne, ma erano dettagli: la gente voleva le seghe.
Il boscaiolo e il taglialegna guardavano questa follia collettiva con un misto di divertimento e compatimento…loro continuavano ad andare per boschi a lavorare.
Gli anni passarono, ma l’uso non cambiò… anzi, i maniscalchi sempre più furbi e avidi, cominciarono a fabbricare seghe che sembravano coltelli e coltelli a forma di sega, tanto che oramai era quasi impossibile dire e distinguere cos’era una sega e cos’era un coltello.
Addirittura ci fu un Borgomastro che provo a limitare l’uso delle seghe in cucina e nelle locande per prevenire gli incidenti domestici e per aumentare l’ordine nei locali che ormai assomigliavano più a capanni degli attrezzi che a un luogo dove si dovrebbe fare e mangiare.
Nulla da fare, anzi… il boscaiolo e il falegname dissero che in caso di gabelle sulle seghe per loro non sarebbe stato giusto, la Corporazione dei Maniscalchi si indignò pubblicamente ribellandosi a un possibile editto contro seghe che limitasse i nuovi introiti e altri si limitarono a dire che non c’è differenza fra un coltello e una sega: ognuno è libero di tagliare le cose come vuole.
Adesso il vecchio scemo del villaggio viaggia tronfio con la sua bella sega e molti lo rispettano per essere stato il primo, moltissimi hanno la loro bella sega da tavola o da passeggio e gli scemi del villaggio sono diventati quelli che in cucina hanno ancora solo coltelli e posate e non capiscono che senso abbia tagliare il pane o far da mangiare con una grossa sega.
C’è adesso in un paese lontano…

 

Morale della Parabola?

Guardate cosa circola per le nostre strade e città e pensate a cosa dovrebbe servire e alla relazione che c’è con l’uso che se ne si fa…

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Non diamo colpa solo allo STRESS

Posted by Dr. Pianale su 5 marzo 2009

Quattroruote Milano 02/2009

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L’uomo in Smart

Posted by Dr. Pianale su 17 novembre 2008

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Arredo Urbano

Posted by Dr. Pianale su 18 dicembre 2005

Arredo Urbano

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