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VolksWagen – Alfa Romeo

Posted by Dr. Pianale su 1 marzo 2011

VWAlfa

Questa discussione e i suoi commenti sono dedicati a tutto quanto fa notizia nell’ambito dei rapporti fra VolksWagen e Alfa Romeo e la eventuale cessione del marchio Alfa dal Gruppo Fiat al Gruppo VW

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15 Risposte to “VolksWagen – Alfa Romeo”

  1. Futuro Alfa Romeo. Tante Chiacchiere, Poche Certezze

    http://www.paid2write.org/auto_moto/futuro_alfa_romeo_tante_chiacchiere_poche_certezze_9014.html

    E’ diventata oramai una telenovela il futuro dell’Alfa Romeo. Sono mesi che sui media e su internet si discute anche animatamente di quello che sarà il destino dello storico marchio automobilistico italiano, il tutto sulla base di qualche dichiarazione, più o meno ben riportata, di grossi personaggi del settore automobilistico e di tanti, tantissimi “rumors”, ovvero indiscrezioni, aventi provenienza incerta. Per il momento di certezze ce ne sono poche, la qual cosa contribuisce a creare un clima di attesa ma anche di irrequietezza. Vediamo quali sono i principali fatti al momento. Alfa Romeo oggi è un marchio di proprietà della Fiat Auto, azienda che sta attuando una metamorfosi profonda. Tutti abbiamo sentito o letto che le attività del gruppo Fiat sono state scisse in due gruppi, uno automobilistico e uno industriale; a ciò bisogna aggiungere la fusione del gruppo automobilistico con la statunitense Chrysler, in corso d’opera. Futuro Alfa Romeo. Tante Chiacchiere, Poche Certezze – Perché vengono fatte queste operazioni? Quale il fine ultimo? L’obiettivo degli attuali proprietari di Fiat, ovvero la famiglia Agnelli che ne detiene la quota di maggioranza, è di disimpegnarsi in parte dal settore, restando purtuttavia azionisti di minoranza. E’ un obiettivo che viene ricercato da parecchi anni a dire il vero, fin dai tempi degli accordi con l’americana General Motors, accordi che poi non si completarono. Non si tratta di un processo semplice, non è una semplice vendita di un bene a qualcun altro. Ci sono da tener conto di tutte le implicazioni sociali, economiche, politiche che una tale operazione comporta. La crisi delle grandi industrie automobilistiche americane e successivamente la crisi finanziaria che non è ancora passata hanno portato a dover rivedere il percorso per raggiungere l’obiettivo finale. Per tracciare il percorso e condurre in porto l’operazione è stato chiamato l’abile manager Sergio Marchionne, il quale ha terminato i rapporti con GM (il famoso miliardo di euro sborsati da GM per non dover rilevare Fiat, in un momento nel quale l’americana cominciava a crollare) e poi ha iniziato a risollevare il gruppo Fiat. Il manager ha valutato la situazione attuale del settore automobilistico e ritiene che le dinamiche economiche porteranno alla formazione di pochi grandissimi gruppi automobilistici mondiali. Da questa visione ha impostato il suo lavoro cercando di rendere Fiat parte di un grosso gruppo internazionale, in grado di reggersi in piedi. Servono capitali ingentissimi per compiere questo lavoro, capitali che la proprietà non è certamente intenzionata a fornire e che quindi vanno ricercati altrove. Li ha trovati in Nord America, dove la pesantissima crisi finanziaria ha messo in ginocchio le tre “big corporations” (GM, Ford e Chrysler), aiutate a risollevarsi a suon di miliardi di dollari dalle amministrazioni statunitense e canadese. Ecco allora che il manager ha pensato alla fusione tra Fiat Auto e Chrysler, in modo da iniziare a formare il gruppo che dovrà essere in grado di autosostenersi e competere nei vari mercati internazionali, sfruttando gli aiuti governativi americani. Ha attuato una scissione del gruppo Fiat in due entità, una automobilistica che è destinata alla fusione con Chrysler e una industriale, che permette di raccogliere sul mercato finanziario altri fondi (si veda l’apprezzamento delle azioni Fiat ed Exor di questi giorni, sospinte anche dalla speculazione). Il tutto con il fine ultimo, lo si ricordi, di creare un gruppo internazionale che sta in piedi da solo, senza una famiglia di imprenditori a gestirlo. Il lavoro del dottor Marchionne è oramai a metà strada: ha incassato gli incoraggiamenti (e i soldi) del presidente Obama, il quale ha risolto il problema della Chrysler, e ora pian piano sta ripagando i debiti contratti con i governi americani, al fine di acquistare il pacchetto di maggioranza anche di Chrysler (al momento è al 25%). Ora deve fare in modo che il gruppo che si sta formando sia in grado di riuscire a sostenersi senza futuri aiuti pubblici. Deve quindi creare le sinergie e le gamme di prodotto che siano in grado di garantire un ritorno economico nel medio periodo. Questi sono i fatti, in questo momento. E qui ora entrano in scena le mezze dichiarazioni, le indiscrezioni e le chiacchiere. Si legge che per ripagare i debiti contratti sia pronta la vendita di alcune aziende del gruppo Fiat: l’Iveco interesserebbe al gruppo tedesco Daimler e anche il gruppo indiano Tata, Alfa Romeo sarebbe nel mirino del gruppo tedesco Volkswagen. Magneti Marelli sarebbe già stata venduta a un ignoto acquirente. Chiaramente le discussioni tra appassionati vertono principalmente sul futuro dell’Alfa Romeo, dividendoli in due fazioni contrapposte: chi da un lato spera che venga rilevata dal gruppo tedesco, chi invece lo teme. I primi portano a sostegno della loro idea la focalizzazione della VW nel settore automobilistico, la cui capacità e potenza gli ha permesso di diventare uno dei massimi attori automobilistici globali. Aggiungono la presenza di un management molto competente e appassionato di automobili e portano ad esempio l’ascesa dell’Audi a marchio di primo piano. A loro parere questi sarebbero in grado di gestire al meglio il potenziale storico e sportivo dell’Alfa, facendola diventare una marca di vetture sportive in grado di impensierire BMW (cosa che Audi per la sua immagine e caratterizzazione tecnica non riesce a fare). Tutto il contrario di cosa ha fatto Fiat negli ultimi vent’anni, che non ha mai puntato su un rilancio in grande stile dell’Alfa. I secondi invece sostengono che i tedeschi non farebbero dell’Alfa una grande Alfa, ma piuttosto la userebbero per fare vetture sportiveggianti come non sono riusciti a fare con Seat. Al massimo sarebbero vetture valide, sportiveggianti ma sempre un gradino sotto del fiore all’occhiello del gruppo, Audi, se non sotto le stesse Volkswagen. Inoltre ora aggiungono che l’apparentamento con Chrysler potrà dare un nuovo slancio all’Alfa, grazie alla condivisione di piattaforme e componenti di alta gamma, che permetteranno di costruire delle Alfa Romeo sportive e potenti, oltre all’apertura al mercato americano, che permette di raggiungere i volumi di vendita necessari allo sviluppo di vetture di alta gamma. Cosa succederà non è dato saperlo. Da un lato ha ragione Marchionne a dire che se vuole vendere automobili in un mercato altamente concorrenziale e in Europa saturo, deve offrire vetture al livello della migliore concorrenza; vendere a un competitor formidabile come VW l’Alfa Romeo potrebbe essere un regalo molto rischioso. D’altro canto sa anche che l’Alfa Romeo deve proporre vetture che siano apprezzate per quello che rappresentano, quindi tecnicamente all’avanguardia, in grado di riaccendere la passione, altrimenti non verranno premiate dagli acquirenti. In ciò dicono giusto i tedeschi quando affermano, un po’ prepotentemente, che Fiat finore non è stata in grado di gestire il potenziale dell’Alfa Romeo, anche se la nuova Giulietta rappresenta una ottima vettura di classe media. Cosa è meglio per l’Alfa Romeo? Per poter dare una risposta bisognerebbe essere a conoscenza degli eventuali piani di sviluppo, sia di Fiat che di VW. Potenzialmente ora il neo gruppo Fiat-Chrysler può fornire quei grandi numeri necessari a programmare un vero piano di sviluppo a medio termine di Alfa Romeo. Anche il gruppo VW ha le risorse e le capacità di farlo. Le volontà e le possibilità (del gruppo Fiat-Chrysler) purtroppo non si conoscono, se non qualche frase dei vari managers dei due gruppi, che a parole dipingono un futuro grandioso e ricco di possibilità per la marca milanese. Al di là di tutto, resterebbe da capire un dettaglio che personalmente mi interessa di più della proprietà della marca: dove verrebbero costruite queste vetture? In Italia, come tutti dovremmo auspicare, o in qualche stabilimento europeo o addirittura extraeuropeo?

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  2. Fiat/ Marchionne: vendere l’Alfa? Fossi matto, e’ roba nostra…

    http://affaritaliani.libero.it/ultimissime/flash.asp?ticker=180111092712

    Martedi, 18 Gennaio 2011 – 09:27

    ‘Fossi matto, e’ roba nostra’. Cosi’ l’amministratore delegato di Fiat, Sergio Marchionne, risponde ad una domanda relativa alla possibilita’ di vendere l’Alfa Romeo. ‘Grazie a Chrysler – afferma in un’intervista a Repubblica – l’Alfa arrivera’ in America, con una rete di 2 mila concessionari, e fara’ il botto’. Marchionne, inoltre, afferma di non voler vendere anche la parte relativa ai veicoli industriali. ‘Manco di notte – risponde alla specifica domanda – E l’arroganza tedesca, gliela raccomando. Quando volevo comprare Opel non me l’hanno data perche’ ero italiano…’.

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  3. Museo Alfa, ora si pensa al vincolo E il sindaco apre alla Volkswagen

    Fornaro (Pdl): più lavoro se torna l’auto. Stampa tedesca in visita nell’area di Arese

    http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/11_gennaio_25/museo-alfa-arese-vincolo-181324283552.shtml

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  4. OCCHI TEDESCHI SU ARESE

    Pubblicata il 28/01/2011

    http://quattroruote.it/notizie/industria/area-ex-alfa-romeo-occhi-tedeschi-su-arese

    In questa pagina e nella galleria fotografica, alcune delle esclusive immagini realizzate da “Quattroruote” nei locali dell’ex Alfa Romeo di Arese. Il monumento dedicato ai caduti sul lavoro realizzato con i paraurti delle Giulia. Il deposito al quale sarebbe interessata la Mercedes. Continua a restare alto il livello dell’attenzione su Arese: il 31 gennaio scadrà, infatti, il termine per la presentazione di eventuali ricorsi contro la procedura di vincolo sul Museo Alfa Romeo che è stata avviata dal ministero dei Beni culturali nel luglio scorso e che dovrebbe essere confermata, salvo ulteriori procedimenti legali dell’ultima ora, entro quel termine.

    Oltre 250 automobili. E sono proprio i possibili ricorsi a preoccupare gli alfisti e i tanti appassionati che stanno seguendo la vicenda con il fiato sospeso. Il timore è che il vincolo possa essere modificato per pressioni dell’ultimo minuto, permettendo così una cessione anche solo parziale di alcuni pezzi della raccolta o un suo spostamento dai locali che attualmente la ospitano. Nelle settimane scorse il ministero ha inviato ad Arese un gruppo d’ispettori che ha provveduto a censire il contenuto del Museo: i funzionari hanno contato oltre 250 vetture, catalogando i motori e i numeri di telaio per redigere un “verbale di consistenza” della collezione.

    Volkswagen. Intanto, seguitano a rincorrersi le voci e i rumors sul futuro dell’area ex Alfa Romeo di Arese. La visita nei giorni scorsi da parte di alcuni giornalisti della testata tedesca Autobild è stata letta da molti come conferma di un concreto interessamento da parte del Gruppo Volkswagen ad acquisire il marchio Alfa Romeo. Un’ipotesi più volte smentita da Torino, ma che il sindaco di Arese, Gianluigi Fornaro, tra i promotori del vincolo sul Museo, guarda con favore. “Anche se conferme ufficiali non ne abbiamo”, commenta, “per noi questo passaggio sarebbe molto positivo perché riporterebbe una Casa prestigiosa in un luogo che fa parte della storia dell’automobile. E ridarebbe finalmente una prospettiva occupazionale al nostro territorio”.

    Mercedes. Ma la Volkswagen non sembra essere l’unica ad aver messo gli occhi su Arese: secondo indiscrezioni, il complesso sarebbe stato visitato recentemente anche da rappresentati del gruppo Daimler. La Casa di Stoccarda potrebbe essere interessata in particolare a quello che un tempo era il silos per lo stoccaggio delle vetture pronte per la commercializzazione, che potrebbe diventare un centro logistico. Ma in casi come questi, in assenza di conferme ufficiali, il condizionale è d’obbligo.

    Nuovo piano entro fine anno. Il progetto di rilancio dell’area, comunque, dopo la bocciatura del precedente piano che prevedeva la costruzione di un centro commerciale e di un’ampia zona residenziale, è ancora tutto da riscrivere. A fine anno la Regione Lombardia ha votato una delibera che prevede la presentazione di un nuovo piano per il recupero dell’area entro il 31 dicembre 2011. Il documento è stato sottoscritto da tutte le società proprietarie dei lotti in cui è attualmente diviso il sito dove un tempo c’era la fabbrica. Unica assente tra i firmatari proprio la Fiat, titolare ormai solo del Museo e del Centro Direzionale.

    Cosa resta di Arese. Nella delibera è indicata l’intenzione di “riperimetrare, riqualificare e reindustrializzare l’area ex Alfa Romeo”: una precisazione che sembra confermare la vocazione produttiva che dovrà avere il nuovo piano di rilancio. Oggi dell’ex Alfa Romeo di Arese restano i capannoni abbandonati, nei quali si respira ancora la storia di questo marchio glorioso. “Quattroruote” è riuscita a entrare negli stabilimenti per un reportage esclusivo e unico, pubblicato sul numero di gennaio della rivista. In questa pagina e nella galleria fotografica, una selezione delle immagini più suggestive.

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  5. Bmw: Eichiner, Alfa Romeo? noi non vogliamo ’cannibalizzazione’

    http://www.borsaitaliana.it/borsa/notizie/mf-dow-jones/italia-dettaglio.html?newsId=822662&lang=it

    CAPETOWN (MF-DJ)–”E’ una opinione molto personale. Quando si ha un brand Premium bisogna evitare un effetto cannibalizzazione. Bmw e’ un brand Premium. Alfa Romeo lo e’ altrettanto. La mia, comunque, e’ una opinione personale”. E’ quanto ha dichiarato Friedrich Eichiner, direttore finanziario di Bmw, interpellato dai giornalisti italiani su un eventuale interesse del gruppo tedesco verso Alfa Romeo, da mesi al centro di voci su una possibile cessione da parte della Fiat

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  6. Fiat, Volkswagen potrebbe quadruplicare vendite Alfa – AD Piech

    http://it.reuters.com/article/italianNews/idITLDE7200F220110301

    martedì 1 marzo 2011 09:28

    GINEVRA/FRANCOFORTE, 1 marzo (Reuters) – Volkswagen sarebbe in grado di quasi quadruplicare le vendite annuali di Alfa Romeo se la Fiat gli vendesse il marchio che produce la Mito e la Giulietta.
    Lo ha dichiarato ieri in tarda serata l’AD del produttore tedesco di auto, Ferdinand Piech, in occasione della presentazione dei nuovi modelli VW al salone dell’auto di Ginevra.

    Nell’arco di cinque anni, Volkswagen potrebbe portare le vendite del marchio italiano a circa 400.000 vetture, ha detto Piech. Tuttavia, finora l’AD di Fiat, Sergio Marchionne, ha rifiutato di cedere Alfa Romero con la speranza di riportarla al suo vecchio splendore, poco prima che il Lingotto la acquistasse nel 1986.

    “Volkswagen ha tempo” per aspettare, ha detto Piech da Ginevra.

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  7. Auto: De Silva, 10 marchi mi bastano
    Capo design Volkswagen replica a ipotesi acquisizione Alfa Romeo

    http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/economia/2011/03/01/visualizza_new.html_1561833266.html

    GINEVRA 1 MAR – ‘Dieci marchi mi bastano. Una cosa e’ la realta’, altra sono i sogni. Marchionne non puo’ impedire a nessuno di avere dei sogni’. Walter De Silva, capo del design del gruppo Volkswagen, risponde cosi’ a chi insiste sulla possibilita’ che la casa tedesca acquisisca il marchio Alfa Romeo. ‘Faccio questo mestiere da quarant’anni – dice al Salone dell’Auto di Ginevra – e non smetto di sognare. Il sogno piu’ grande e’ avere sempre, giorno dopo giorno, un altro progetto da realizzare’.

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  8. Alfa Romeo: per Ferdinand Piech Volkswagen potrebbe quadruplicarne le vendite

    pubblicato: giovedì 03 marzo 2011 da p.a.fina

    http://www.autoblog.it/post/32087/alfa-romeo-per-ferdinand-piech-volkswagen-potrebbe-quadruplicarne-le-vendite

    Il presidente del gruppo Volkswagen Ferdinand Piech ha nuovamente punzecchiato l’amministratore delegato Fiat Sergio Marchionne rivelando come Volkswagen abbia mezzi e competenze per quadruplicare le vendite di Alfa Romeo entro cinque anni. Dalle attuali 110.000 unità annue il marchio del Biscione potrebbe così sfondare il muro delle 400.000 vetture, obiettivo comunque inferiore rispetto alle previsioni del Lingotto che indicano un traguardo di 500.000 automobili a partire dal 2014. Presente al salone di Ginevra, incalzato da chi desidera ulteriori commenti, Ferdinand Piech si è poi limitato ad ammettere che “Volkswagen ha tempo”. La partita a scacchi prosegue…

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  9. Volkswagen: motori Porsche per le Alfa Romeo del futuro ?

    pubblicato: martedì 15 marzo 2011 da Lorenzo Corsani

    http://www.autoblog.it/post/32271/volkswagen-motori-porsche-per-le-alfa-romeo-del-futuro

    L’anticipazione diffusa da Autocar sconvolgerà sicuramente molti appassionati, ma sembra delineare un futuro quanto meno “credibile”: Volkswagen è interessata al marchio Alfa Romeo, come ormai abbiamo più volte ripetuto, ma nei suoi piani c’è anche l’intenzione di sfruttare la recente acquisizione di Porsche per creare un mix davvero esplosivo. Le sportive del biscione potrebbero infatti essere dotate di propulsori sviluppati da Porsche ed il primo esempio di questo incredibile matrimonio di interesse potrebbe avvenire grazie al 4 cilindri boxer 2,5 litri aspirato e turbo attualmente in via di sviluppo per la baby Boxster.

    Lo stesso motore, lo sappiamo, è al centro di molte anticipazioni e potrebbe finire anche in auto di altri brand del gruppo VAG come Audi, Seat e Skoda, ma su Alfa Romeo avrebbe tutta l’aria di una operazione nostalgia, quando i boxer erano l’inconfondibile colonna sonora di Alfasud e 33. Qualcuno si è già spinto oltre, immaginando una ipotetica 4C coupè con scocca in carbonio (magari un po’ più simile a quella della Volkswagen Bluesport che non a quella Dallara…) e motore boxer Porsche, che secondo Piech nelle mani di VAG venderebbe molto di più rispetto alla potenzialità dell’attuale Alfa Romeo, come dichiarato abilmente a Ginevra nel continuo “battibecco” con Marchionne.

    Al di là del possibile “neologismo” Alfa Romeo Porsche, non si tratterebbe comunque per la casa tedesca della prima volta come fornitore di propulsori: nel 1984, nfatti, l’arrivo della prima serie della Seat Ibiza fu impreziosito proprio da una gamma inedita di propulsori chiamati “System Porsche” ed ingegnerizzati dalla casa di Zuffenhausen. Chissà che effetto potrebbe fare, tra qualche anno, aprire il cofano di una ormai germanica Alfa Romeo trovando il logo Porsche sulle testate…

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  10. Fiat-Alfa: nozze d’argento con l’incognita Vw

    Le voci di cessione al gruppo tedesco suscitano incertezze e polemiche tra gli appassionati
    di Vittorio Falzoni Gallerani

    http://www.motori24.ilsole24ore.com/D-epoca/2011/03/alfa-romeo-fiat.php

    Quest’anno, nel tardo autunno, ricorreranno i venticinque anni dall’acquisto dell’Alfa Romeo da parte del Gruppo Fiat; ne parliamo ora, con qualche mese di anticipo, perchè da un po’ si fanno sempre più insistenti, malgrado le puntuali smentite di Sergio Marchionne, le voci di un passaggio del marchio milanese nel Gruppo VW, suscitando tra gli appassionati le stesse incertezze e polemiche di allora.

    Le ragioni per il passaggio di mano erano valide allora come lo sono oggi anche se i motivi appaiono diversi: quello che, a nostro giudizio, oggi come allora crea perplessità è semmai l’atteggiamento del possibile acquirente; spieghiamo perchè dopo una piccola premessa.
    Nel 1986, già da alcuni anni la Finmeccanica, proprietaria dell’Alfa Romeo, si dibatteva in problemi di bilancio sempre più gravi e sempre più difficilmente ripianabili dallo Stato a causa delle nuove leggi comunitarie che considerano giustamente questi aiuti come distorsivi della concorrenza.

    Sul piano dei modelli queste difficoltà finanziarie avevano già avuto un loro peso con l’adesione, nell’impossibilità di sviluppare autonomamente una nuova ammiraglia, al progetto 4 a trazione anteriore che darà poi origine alla Alfa Romeo164 (oltre che alla Lancia Thema, alla Fiat Croma ed alla Saab 9000); la nuova 75 del 1985, inoltre, pur potendosi considerare a buon titolo l’ultima vera Alfa Romeo e pur essendo un ottimo prodotto, non è altro che una Nuova Giulietta (1977) ricarrozzata in maniera, oltretutto, non degna dell’eccellente meccanica sottostante.
    Ciò che è accaduto negli anni a seguire è noto anche se conviene ricordarlo: le Alfa Romeo sono state sviluppate (salvo qualche modello a tiratura limitata) su pianali Fiat dalle quali si sono differenziate solo nei motori (a volte solo nelle testate) e qualche volta nelle sospensioni.

    I risultati industriali e commerciali sono stati una progressiva diminuzione della domanda e quindi della produzione, l’accantonamento dello splendido motore dell’Alfa 33 e la chiusura dello stabilimento di Arese. E meno male che in questi venticinque anni quasi tutte le Alfa Romeo presentate sono molto riuscite stilisticamente, con le clamorose eccezioni di 155 e 146, perchè in caso contrario siamo propensi a credere che, tra lacune di finitura, avvilente trazione anteriore anche su vetture sportive e potenti (vedi, per esempio, GTV e 166 V6) ed inspiegabili errori progettuali come l’eccesso di peso della famiglia 159/Brera, le vendite si sarebbero potute azzerare.

    Oggi, non potendo pensare di vestire con il marchio Alfa Romeo pianali Chrysler (come si farà con le Lancia), il top management del Gruppo sa, al di là delle dichiarazioni ufficiali, che la dismissione di questo marchio gli porterebbe solo vantaggi mentre, se quello che concretamente accadrà è ciò che si prevede, confermiamo che le preoccupazioni degli appassionati sono le stesse di un quarto di secolo fa quando si sarebbe preferito per la futura media Alfa il pianale della Ford Sierra a trazione posteriore piuttosto che quello della Fiat Tempra come poi è avvenuto (comprese la portiere).

    Il Gruppo VW di cui oggi si vocifera come probabile acquirente (nei fatti ancora comandato dal Dr. Ing. Ferdinand Piech, il più attivo collezionista di marchi della storia dell’auto) sarebbe certamente felice di aggiungere una stella così luminosa al proprio firmamento essendo ben consapevole che l’impatto emotivo del Marchio Alfa Romeo nei cuori degli automobilisti è, nonostante tutto, ancora tra i più forti al mondo.

    Ma, dal punto di vista della gamma modelli cosa dobbiamo aspettarci!? Temiamo che le rinascite di una Duetto, di una Giulia SS, di un’Alfetta, di una 75 V6 o, più banalmente, di una 33 Quadrifoglio Verde non siano neppure ipotizzabili viste le sinergie spinte messe in atto dal colosso tedesco; sinergie di fonte alle quali la Fiat impallidisce: che ne direste di una Mito/A1? Di una 159/Passat o di una 166/Superb? C’è di che inorridire e non perchè, ovviamente, queste vetture tedesche o ceche non siano di qualità (al contrario sono tra le migliori al mondo) ma perchè il nume tutelare Piech ha già ampiamente dimostrato di saper cogliere mai l’essenza dei marchi che acquisisce.

    Come spiegare diversamente le Bentley/VW Phaeton, le Lamborghini 4WD o le Porsche Diesel?
    Secondo noi esiste un’altra via ai successi commerciali che passa attraverso la propria tradizione e speriamo che, chiunque acquisisca il nostro amato Biscione, faccia tesoro di questa teoria guardando magari a Monaco di Baviera dove, su una vettura delle dimensioni di una Golf si innesta incuranti un bel motore a sei cilindri in linea ed un bel differenziale posteriore per la gioia di tutti coloro che amano guidare e lo sanno fare: gli stessi che non desiderano altro, da anni, che poter acquistare un’Alfa con queste caratteristiche, vale a dire come è stata per i suoi primi 75 anni.

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  11. FIAT: MARCHIONNE, ALFA? NESSUNA NECESSITA’ DI VENDERLA
    http://www.agi.it/research-e-sviluppo/notizie/201103301931-eco-rt10301-fiat_marchionne_alfa_nessuna_necessita_di_venderla

    (AGI) – Torino, 30 mar. – “Non c’e’ nessuna necessita’ di venderla”. Cosi’ l’ad del Lingotto, Sergio Marchionne, ha risposto in conferenza stampa a proposito dei rumors sulla vendita dell’Alfa ai tedeschi. “Capisco benissimo che i tedeschi hanno fatto un gran casino per esprimere il loro interesse per questo marchio – ha aggiunto – ed anche i commenti di oggi in assemblea di chi pensa che Alfa dovrebbe andare a Volkswagen sono stati assai ingenerosi”. “La cosa importante e’ che quello che e’ capace di fare Volkswagen con Alfa e’ quanto puo’ fare Fiat con Chrysler. La battaglia con i tedeschi – ha concluso – la possiamo anche vincere, dateci tempo”. (AGI) .

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  12. (articolo sul Corriere della Sera del 29/07/2012)

    Fiat e Volkswagen i veri contrasti

    Più degli sconti pesa la vecchia ruggine legata al caso dell’ Alfa Romeo

    S ergio Marchionne accusa Volkswagen di stracciare i prezzi provocando un bagno di sangue tra i concorrenti. Volkswagen (Vw) replica chiedendo le dimissioni di Marchionne dalla presidenza dell’ Acea, l’ associazione dei costruttori d’ auto europei. Che cosa sta accadendo? Per cominciare, va detto che gli sconti sono normali. Si sacrifica il margine unitario per vendere di più. A questo scopo si deve anche produrre di più. Gli operai se ne rallegrano, e pure il ragioniere che vede calare l’ incidenza dei costi fissi sul fatturato. Ma gli sconti bisogna poterseli permettere. Vw ha buoni modelli e forti polmoni finanziari. La Fiat ha fermato l’ ufficio progetti e non può ancora toccare la cassa della Chrysler. Certo, Vw prende il denaro a tassi reali negativi grazie al merito di credito della Germania. Ma il rischio Paese, che incide sui tassi, fa parte del complesso di rischi e opportunità normale per ogni impresa. Vw, del resto, grondava liquidità già prima dell’ esplosione dello spread tra Bund e Btp. E la Fiat si è mai lamentata delle svalutazioni della lira? Gli sconti sono illegittimi solo quando degenerino nel dumping (le vendite strutturalmente sotto costo) o derivino da accordi (cartelli) lesivi della concorrenza. L’ Acea e la Fiat non hanno ancora presentato denunce all’ Antitrust Ue. La verità è che questa sorprendente querelle ha alle spalle due fieri contrasti. Il primo riguarda l’ eccesso di capacità produttiva in Europa. Marchionne chiede alla Commissione Ue di aprire un negoziato per distribuire le inevitabili chiusure tra le case come si fece 20-30 anni fa con l’ acciaio. Vw, Bmw e Daimler si oppongono: è un problema dei meno bravi, dicono; chiudano loro. Curioso, no? L’ economia consociativa tedesca, con il sindacato in consiglio, invoca la concorrenza; la Fiat, che spezza le reni alla Fiom, sogna accordi tra rivali favoriti dalla politica. Il secondo contrasto riguarda l’ Alfa Romeo. La Fiat sostiene che Vw vuole solo il marchio. E mai Torino glielo darà perché, con lo scudetto del Biscione, mira a conquistare gli Usa. Personalmente, ho verificato e scritto che Vw vuole il marchio ma è anche pronta a rilevare uno stabilimento della Fiat. Si ipotizza Cassino, il più probabile candidato alla chiusura. Aggiungo oggi che di questa doppia disponibilità la Fiat è stata informata nei giorni scorsi da chi aveva titolo per farlo. Il governo Monti farebbe bene ad accertare le reali intenzioni di Marchionne ed Elkann con maggior serietà di quella dimostrata dal governo Berlusconi su Fabbrica Italia. Senza dimenticare che in 25 anni la Fiat molto ha promesso sull’ Alfa e poco ha mantenuto. Chiamarsi fuori come Ponzio Pilato non è possibile. Se passa la linea Marchionne, il governo sarà chiamato a pagare per chiudere e reindustrializzare, compito arduo, basti guardare a Termini Imerese. Se riesce a far aprire un negoziato (e gli strumenti legittimi per una moral suasion non mancano), il governo salvaguarderà qualche decina di migliaia di posti, tra diretti e indiretti, e avrà due produttori invece di uno. Che, si veda la fusione Fiat Industrial-Cnh, peraltro ancora in fieri, sta spostandosi fuori dal Paese

    FIAT e Volkswagen: i veri contrasti

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  13. Interessante punto di vista:

    L’Italia alleata della Germania “contro” la Fiat americana

    (cut….) In questo contesto, col colosso Volkswagen che può permettersi di
    mantenere i volumi con gli sconti e i francesi che non sembrano inclini a
    chiudere impianti, il problema ritorna sul mantenimento della capacità
    produttiva in Italia in un mercato europeo e italiano che rimane
    estremamente debole. Ieri Il Corriere della Sera ha rilanciato i rumours su
    un possibile interesse della stessa Volkswagen per Alfa Romeo e in
    particolare sul fatto che insieme al brand sarebbe stata disposta a rilevare
    un impianto in Italia. Sulla vicenda si può fare qualche puntualizzazione.

    La prima è che oltre ogni evidenza il progetto di rilancio di Alfa Romeo
    rimane attualmente in naftalina data l’assenza di nuovi modelli. La seconda
    è che nella testa di Marchionne, e secondo le sue dichiarazioni, il marchio
    Alfa Romeo potrebbe essere importante per il mercato nordamericano e che è
    difficile ipotizzare che le macchine vengano prodotte in Italia per essere
    vendute negli Stati Uniti, tanto più dopo le lamentele sull’ambiente
    produttivo italiano. L’ultima è che la strategia di Volkswagen per prendere
    Alfa Romeo sembra abbastanza lineare a partire dalla delegazione che due
    anni fa si recava nella sede della regione Lombardia per manifestare, oltre
    all’interesse all’acquisto, anche la volontà di effettuare un investimento
    industriale.

    Il fatto che Volkswagen si stia rifacendo avanti in queste settimane
    potrebbe non essere casuale. Se Fiat volesse accelerare il processo di
    acquisto del 100% di Chrysler dovrebbe mettere sul piatto nel breve termine
    una cifra prossima ai due miliardi e mezzo di euro che potrebbe ricavare
    proprio dalla cessione di Alfa e che Volkswagen non farebbe particolare
    fatica a pagare anche nel contesto attuale. In questo senso far trapelare l’interesse
    a farsi carico insieme al brand anche di uno stabilimento in Italia sarebbe
    perfettamente funzionale alla strategia dei tedeschi che cercherebbero
    alleati proprio nel “sistema Italia” contro una Fiat ormai americana che
    scalpita per liberarsi del peso italiano.

    Rispetto alle ultime battaglie europee su spread e rigore fiscale sembra si
    stia prospettando un ribaltamento delle parti con l’Italia alleata della
    Germania “contro” la Fiat americana.

    http://www.ilsussidiario.net/News/Economia-e-Finanza/2012/8/1/FIAT-Alfa-Romeo-Volkswagen-e-Chrysler-per-il-nuovo-poker-di-Marchionne/2/308000/

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  14. Così andrà la trattativa Fiat-Volkswagen sull´Alfa

    http://www.formiche.net/dettaglio.asp?id=31230&id_sezione=93

    Il giornalista ed editorialista Ugo Bertone, già al Sole 24 Ore e alla Stampa, azzarda, ma non troppo, temi e dossier di un prossimo incontro di Marchionne con i tedeschi.

    Proviamo ad immaginare lo scenario più politicamente scorretto (ma non impossibile) del caso Fiat. Sull´onda delle critiche, insulti e possibili minacce, facilmente prevedibili, i vertici del Lingotto si piegheranno alla trattativa con Volkswagen per la cessione dell´Alfa.

    Anzi, come sospettano i più maligni (ma a pensar male, in questo caso, si è sicuri di non far peccato…), l´indignazione generale contro la Fiat che “tanto ha ricevuto da questo Paese” (litania buona per i tempi di Cesare Romiti, uno dei più indignati, assai più che per quelli di Sergio Marchionne), altro non sarà che l´occasione buona, ovvero il pretesto per compiere un passo che in Fiat avrebbero fatto volentieri da tempo. Ma lasciamo da parte quest´illazione, visto che ci accingiamo a farne ben altre.

    Spostiamoci, tanto per cominciare, sulle rive del lago di Costanza, in tedesco Bodensee, conosciuto anche come Schwäbisches Meer, creato dal Reno su quello che è il confine tra Germania, Svizzera ed Austria. Marchionne ha insistito perché l´approccio tra i boss di Wolfsburg e lui (solo o accompagnato dal fido Alfredo Altavilla) si tenesse qui, in terreno neutro, al riparo da occhi ed orecchie indiscrete. Perché è qui, a due passi dalle sorgenti del Reno, che Marchionne avviò nel 2004 il negoziato con Gm sulla put da cui dipendeva la sopravvivenza della Fiat. Oggi la partita è meno drammatica ma altrettanto importante. E l´atmosfera, dopo le polemiche a distanza culminate nella minaccia tedesca di disertare l´associazione dei costruttori europei finché sarà guidata dall´ad di Fiat, non sarà certo idilliaca.

    “Caro herr Winterkorn esordirà Marchionne quelli di Lazard mi hanno annunciato che lei ha qualcosa da dirmi”. “Herr Marchionne reagirà l´amabile capo azienda del colosso Volkswagen io nutro una passione per l´Italia, come lei ben sa. E mi chiedo se, di fronte ad una crisi che ha cambiato tutto, non sia cambiata anche la vostra idea sull´Alfa”.

    “Siete voi che dovete spigarmi la novità ribatterà Marchionne In passato mi avete detto che eravate interessati al marchio, tra l´altro per una cifra indecente. Ma vi siete rifiutati di impegnarvi a produrre in Italia, rilevando uno dei nostri impianti”. “Come ha già detto Walter (cioè De Silva, ex Alfa, il genio italiano del design che cura tutti i modelli del colosso tedesco) replica Martin Winterkorn non abbiamo preclusioni a produrre in Paesi avanzati, come già facciamo in Belgio. Lei conosce la nuova fabbrica di Chattanooga, immagino…”.

    “Stiamo parlando di Cassino, Termoli e Melfi, mica di un impianto creato da zero in Usa replica ecco Marchionne Ma chissà, forse a voi la Cgil farà ponti d´oro. Per non parlare del Corriere della Sera… Ma parliamo di quattrini”. “Dipenderà da quel che mi vuol vendere, caro Marchionne. Ho il sospetto che lei, andandosene via, si porterà dietro i progetti che intende realizzar in Usa, Messico e Giappone”. “Niente di più di quel che avete fatto voi quando avete comprato Seat da Cesare Romiti ribatte Marchionne Per una vita avete venduto in dumping modelli fotocopia della Panda, ma lasciamo perdere i soldi, per ora. C´è un modo per metterci d´accordo”. “Cioè?” replica sospettoso herr Winterkorn. ” Voi avete in pancia il 19% dei nostri amici di Suzuki con cui siete in causa spiega Marchionne E´ sicuro che mister Suzuki non vi aprirà più le porte del mercato indiano. Al contrario, i rapporti tra noi ed i giapponesi sono ottimi. Dateci quel 19%, poi discuteremo del resto”.

    Andrà così? Per carità, è solo fantafinanza. Ma c´è del metodo in quella follia. L´asse Fiat-Suzuki, in Europa, è in grado di soddisfare la domanda anche facendo a meno di almeno due fabbriche italiane di Fiat. Inoltre, Suzuki è leader in India e forte nel Far East. Fiat, al contrario, è leader in Brasile dove Suzuki è in pratica assente. Insomma, è il terzo partner dell´asse Torino Detroit. Certo, il prezzo per il salto di qualità è un forte ridimensionamento della presenza in Italia. In pratica, al Lingotto resterebbe Mirafiori più che dimezzata (via i colletti bianchi, verso l´estinzione le catene di montaggio), un paio di poli produttivi da rilanciare in tempi migliori. Ma anche la parte più redditizia dell´impero: Ferrari, Maserati e il modello Alfa Maserati presto in produzione nello stabilimento ex Bertone, ovvero le uniche fonti di profitto nel Bel Paese. E poco importa se Diego Della Valle, per ripicca, smetterà di comprare Ferrari. In Italia, come ben sa mister Tod´s, il lusso lo si produce. Ma non se lo può permettere quasi nessuno.

    NB. Quanto sopra è opera di fantasia. Ogni riferimento a persone od avvenimenti reali è puramente casuale. Per ora.

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  15. Alfa Romeo alla VW, ritorno di fiamma

    http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=169501

    Lo ‘scoop’ è del Corriere della Sera: non solo c’è una banca, la Lazard che si è fatta avanti con Marchionne ed Elkann. “Oggi aggiungiamo – scrive Massimo Mucchetti – che esperti tedeschi hanno visitato tutti e quattro gli stabilimenti in teoria papabili: Mirafiori, Cassino, Melfi e Pomigliano. Hanno pure stilato un rating . Queste visite fanno pensare che qualcosa possa accadere. Che magari entri nel pacchetto anche un po’ di tecnologia”.

    Volkswagen: Alfa è interessante, ma con 12 marchi abbiamo già da fare
    “Non è un segreto il fatto che riteniamo Alfa Romeo un marchio interessante. Ma si puo’ star sicuri del fatto che con 12 marchi abbiamo già abbastanza da fare”. Lo ha detto un portavoce di Volkswagen Eric Felber all’ANSA, rispondendo alla domanda se il colosso automobilistico tedesco sia interessata all’Alfa.

    Un ritorno di fiamma
    Dall’altra parte dell’Atlantico, intanto, il prossimo 30 ottobre, l’ad Fiat Sergio Marchionne dovrebbe svelare il calendario delle prossime uscite dei modelli del Biscione. L’attesa e i rinvii di altri lanci che dovevano riportare Alfa sul mercato americano alimentano le speculazioni sulla cessione di Alfa a Volkswagen.

    Matrimonio orientale
    Ufficialmente, Fiat ha ribadito, anche per bocca di Marchionne, che Alfa non è in vendita: all’orizzone, anzi, la concretizzazione dell’intesa con Mazda per lo sviluppo congiunto di una nuova cabrio Alfa.

    Prospettive USA
    Ma, dicevamo, alcuni ritardi inducono a credere che la carta della cessione sia ben presente ai vertici del Lingotto. E’ passato un anno da quando Marchionne annunciò il ritorno di Alfa Romeo negli Stati Uniti: ma il tutto, al momento, si risolverà nell’arrivo negli USA di una manciata della splendida coupé 4C.
    I grandi numeri, quelli dovevano essere garantiti già nel 2013 dal lancio di un suv e della nuova Giulia. Modelli sui quali è scesa una cortina di incertezza (se ne riparlerà nel 2014, forse inizio 2015), complice la crisi e il crollo del mercato europeo.

    In un primo tempo, ricorda Automotive News, Marchionne puntava a vendere in Nord America almeno 85.000 Alfa entro il 2014, per centrare il target complessivo delle 500.000 unità. Poi gli obiettivi sono stati inevitabilmente rivisti al ribasso e il 2012 ad ora ha registrato il crollo delle vendite Alfa in Europa: -31% nel primo semestre, appena 54.100 unità. Poco, molto poco. Difficile far meglio, obiettano i critici, con un modello e mezzo: la Giulietta, un successo, e la Mito, ormai la stessa da 4 anni.

    Sinergie Chrysler
    Il problema, per Alfa, sono i rinvii del rinnovo della gamma Fiat. Bloccato il progetto Nuova Punto, è saltata, ad esempio, la nuova Mito a 5 porte.
    E Giulietta, per essere adattata alle nrome USA, richiede troppi investimenti. Altro stop, allora, come quello alla station wagon derivata dalla media Alfa e pensata per l’Europa: inutile scommettere su una familiare sportiva in una fase di mercato europea e soprattutto italiana depressiva come questa.
    Il problema, visto da occhi italiani, è che le nuove Alfa Romeo, dopo i rinvii e gli stop, probabilmente non sarano più italiane: “sia la Giulia berlina che la station wagon (lancio atteso nel 2014, ndr) sono programmate per essere costruite negli Stati Uniti ed esportate in Europa”, scrive Automotive News.
    Insomma, negli stabilimenjti italiani dove si costruivano fino all’anno scorso la 159 berlina e la Sportwagon, dell’Alfa resterebbe poco o nulla. E la progettazione? Le due Giulia, la berlina e la wagon, saranno costruite sulla piattaforma globale della Dodge Dart e dovranno uniformarsi alle caratteristiche motoristiche della nuova Chrysler 200.

    Perché vendere
    Ma allora, se l’Alfa ridotta ai minimi termini in Europa vende poco e se la rinascita pare legata più a investimenti e sinergie americane che a una visione ‘eurocentrica’ perché non venderla ai Tedeschi? Marchionne moltiplica le dichiarazioni sul crollo delle venidte in Europa, reale per tutti, e sulla sovracapacità produttiva. La nuova 500 XL si costruisce in Serbia, non a Mirafiori o Pomigliano. Insomma, come liberarsi di uno degli stabilimenti italiani senza alienarsi le simpatie di governo e opinione pubblica italiani? Perché non intavolare con i Tedeschi un negoziato su Alfa Romeo che insieme al marchio alleggerisca il Lingotto di almeno una fabbrica italiana divenuta improvvisamente ingombrante?

    Perché non vendere
    Ignorando per un attimo considerazioni romantiche sull’italianità del marchio e della storia Alfa, entrano in gioco alcuni fattori: Volkswagen vuole diventare entro il 2018 il più grande produttore di auto al mondo, lasciandosi alle spalle Toyota e General Motors. Il Gruppo tedesco già oggi è un colosso che con VW, Audi, Skoda e Seat comprende quattro marchi automobilistici da grandi numeri, e altri di nicchia – auto sportive e di lusso – Porsche, Bentley, Bugatti e Lamborghini. Aggiungiamoci i camion Scania e MAN e perfino le moto con la recente acquisizione della Ducati.
    Dare al più forte, sia pure in cambio di un bell’assegno a molti zeri, un marchio prestigioso come Alfa e una corsia preferenziale per un’ulteriore espansione sul mercato italiano, equivarrebbe, a detta di molti, a una sorta di abdicazione del Lingotto, a quel punto semplice costola della Chrysler.

    Ufficialmente, il numero uno della Volkswagen Winterkorn ripete di non vedere “alcuna possibilità di acquisizioni” a breve. E tuttavia, due anni fa, Ferdinand Piech, presidente del consiglio di sorveglianza di VW, ammise che la casa automobilistica tedesca era interessata all’ Alfa: ma senza fretta di trovare un accordo…

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